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Valanga1937 \ Alpini a Dronero


GLI ALPINI A DRONERO

Stralcio di articolo di Pietro Ponzo del 2 agosto 1989, tratto da Gent da ma valado – Una voce dalla valle. Scritti per "Il Drago" 1973/1992; edizione il Drago e Coumboscuro Centre Prouvençal; 1992.

La caserma Aldo Beltricco a Dronero
La Caserma "Aldo Beltricco" un tempo sorgeva sull'attuale Piazza XX Settembre,
allora intitolata Piazza Vittorio Emanuele III.

Gli Alpini della Toscana

Quei conforti [i gelati acquistati dagli alpini in libera uscita per Dronero], erano possibili per chi disponeva di qualche lira e, i piemontesi, salvo poche eccezioni qualche liretta l'avevano tutti, ma, i toscanini, in fatto di finanze se la passavano peggio di noi, ed era notorio che alcuni di loro passarono i 18 mesi di naia senza mai ricevere soldi da qualunque parte fosse.

La loro disponibilità di denaro veniva dalla "decade" (50 centesimi ogni 10 giorni, pagati dall'ufficio contabilità della compagnia). Potevano cantare in sincerità la canzone del soldato squattrinato: "Uno dice: paga, paga / l'altro dice pagherò / ma il becco di un quattrino / in tasca non ce l'ho: / Madonna aiutami, / dio proteggimi, / noi siamo sedici, / senza quattrini". Di conseguenza, per chi non disponeva di "quibus" voleva dire tribolare a digiuno dal rancio della sera fino al rancio del giorno dopo alle 11.30.

Cari toscani, contadini, montanari della Garfagnana o cavatori di marmo delle Apuane, io li stimavo.

Arrivavano al Battaglione Dronero in maggioranza magri, denutriti, ma ben decisi a non essere da meno dei montanari delle Alpi. Molto frugali, sobri, non disdegnavano la "sbobba" che passava il convento e, seduti addossati ai muri del cortile se il tempo era bello, come del resto si faceva un po' tutti, tenendo la gavetta in mezzo alle ginocchia, mangiavano con appetito tutto; che fossero i "tubi" (i maccheroni), il lesso di vacca vecchia – aveva la fornitura per il Battaglione un certo Blengino – o il pastone di riso stracotto e fagioli semi crudi del rancio serale.

Quando ce n'era di giunta non se la lasciavano scappare, mangiandola poi, la sera tardi, seduti sulla branda prima dell'appello o del silenzio. [...] Mangiando tutto da non schifilitosi, quei bravi ragazzi si irrobustivano e, in fatto di resistenza alle fatiche e ai disagi della vita militare, non avevano nulla da invidiare ai valligiani piemontesi.

Già in Francia avevo imparato ad apprezzarli i toscani (erano maremmani), i quali, in Camargue ed in altre zone paludose del litorale mediterraneo, associati in squadre, prendevano in appalto importanti lavori di bonifica e costruzione di canali.

Fanfara a Dronero
Compagnia del Battaglione Dronero schierata con la sua fanfara, fine anni '30
(Foto repertorio Armando Farinacci)

 

Gli alpini in libera uscita

 

Per la città di Dronero gli alpini erano vita, ed era veramente un'esplosione di vita quando, dal grande portone della Caserma Beltricco, in libera uscita sciamava una marea di gioventù in grigio-verde che in un batter d'occhio occupava la città nelle sue vie, nelle sue piazze, nei suoi portici, da via Roma fino al ponte della Madonnina, al ponte Nuovo ed oltre il Maira.

E non pensarli gli alpini, come uomini che appena usciti dalla caserma si riversassero in massa nelle osterie; no, prima di tutto erano dei ragazzi sani, pieni di vita e che volevano onestamente viverla, almeno in quelle ore che appartenevano loro. Se c'erano quelli che a gruppetti di amici, paesani entravano in qualche osteria a bersi un bicchiere di vino o di birra o a mangiare un'insalata verde, vi erano pure quelli a cui piaceva gironzolare, guardare le ragazze, andare al cinema – erano i tempi di Charlot e Ridolini – oppure, se era giornata di festa, fare quattro salti al ballo pubblico.

Poi molti, prima di rientrare alla ritirata, nei piccoli e numerosi alimentari e piccole chincaglierie la cui clientela era costituita quasi esclusivamente dagli alpini, entravano a comprarsi quel po' di companatico (toma della valle, salame, prosciutto o mortadella) che poi mangiavano, con il pane che loro restava, seduti sulle brande, prima dell'appello del silenzio. E in quei negozietti compravano tutte quelle cosette, carta da lettera, occorrente per barba, saponette, specchietti, spazzolini da denti, dentifricio e altro ancora, tutte quelle cose che un po' aiutano il soldato a vivere con più dignità e pazienza il periodo della ferma militare.

E ancora quanti altri negozi e botteghe, sartorie, stiratrici, lavandaie, calzolai, andavano avanti con l'apporto degli alpini. Oltre agli alpini, Dronero aveva a monte una valle che era viva, lavorava, produceva, consumava. Un tutto che produceva commercio e guadagni con il forte scambio di prodotti dal monte al piano e viceversa.

A Dronero esisteva un artigianato (fabbri, falegnami, bottai, sellai, sarti, sarte, calzolai, mulini, ecc.), la fabbrica Falci, il tappetificio, segherie, lavorazioni del compensato, fabbriche di laterizi, fornaci di calce, ecc.

vi era un'infinità di osterie – tra le quali godeva il favore degli alpini l'osteria Spada Reale per la bellezza della padroncina e la sua grazia nel servire loro le consumazioni.

Poi vi erano diversi alberghi: il Leon d'Oro, il gallo Vecchio, il Gallo Nuovo, il Caval Bianco oltre Maira, il Braccio di ferro.

Godevano, Dronero e la valle, di avere gli uffici dello Stato: l'Ufficio del Registro, l'Ufficio delle Imposte e la Prefettura. [...]

Dronero aveva il tutto per vivere una vita decorosa e civile; aveva tante cose belle e buone che adesso non ci sono più; aveva tanto spazio e tranquillità...[...]

 

Esercitazioni alpini alla Gardetta
Campi invernali al Bric Servagno, altopiano della Gardetta, fine anni '30
(Foto repertorio Armando Farinacci)

I campi invernali e gli sciatori

Se le manovre [estive] eran sempre faticose, quelle del campo invernale lo erano tanto di più perchè si aveva a che fare con la neve e, camminare con le racchette ai piedi non era un divertimento.

Gli sciatori erano più fortunati – io ne facevo parte –: una volta calzati gli sci, si sentivano le ali ai piedi; erano mobilissimi e capaci di fornire delle prestazioni spettacolari come quando, partiti da San Damiano Macra insieme alla compagnia avevamo raggiunto il santuario di San Magno in alta Valle grana e già di ritorno avevamo ritrovato questa che appena raggiungeva Santa Margherita.

Un'altra volta, in valle Varaita, partiti insieme alla compagnia da Casteldelfino, gli sciatori avevano raggiunto il colle dell'Agnello, ritrovando questa, essi già di ritorno, che appena arrivava a chianale.

Che piacere, volare in discesa ed osare; osare buttarsi in certe discese dove la probabilità di arrivare in fondo con le ossa rotte era maggiore di quella di arrivare sani.

Gli sciatori del Dronero provenivano tutti dall'alta valle, soprattutto da Acceglio e Canosio ed erano allenati dal tenente Armando Farinacci, abile sciatore, anche se meno spericolato nelle discese. Era largo di permessi con quelli che se li meritavano e non aveva simpatia per gli ipocriti ed i pelandroni.

...[...]

 

Esercitazioni alpini alla Gardetta
Campi invernali al Bric Servagno, altopiano della Gardetta, fine anni '30
sullo sfondo, Rocca La Meja (Foto repertorio Armando Farinacci)

 

Ricordo dell'ufficiale Piero Palazzi [accorso con i primi soccorsi al Preit, il giornio successivo alla valanga]

Di un altro ufficiale mi piace scrivere qui: il capitano Piero Palazzi, comandante della 19a, la mia compagnia. Io, di Palazzi, posso scrivere solo con rispetto e con stima; è stato un ufficiale che portava con sé le migliori capacità di comando e spiccate doti di umanità e giustizia.

Nella persona in uniforme vedeva non soltanto il soldato con i suoi doveri, ma anche l'uomo con i suoi diritti, le sue virtù, le sue debolezze.

Era severo se occorreva, ma soprattutto giusto e sapeva ottenere obbedienza senza usare inutili, inconcludenti punizioni. Mai avrebbe rubato ai suoi alpini i sacrosanti 10 minuti di alt ogni 60 minuti di marcia.

Caserme della Gardetta
Casermetta della Gardetta nel 1922: la palazzina degli ufficiali
(Foto repertorio Armando Farinacci)

Almeno la memoria
gli altri scritti dell'opera

 
 
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