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Valanga1937 \ Battaglione Dronero


Il Battaglione Dronero

Piazza Allemandi di Dronero
Monumento all'Alpino che non è più tornato

Monumento dell'Alpino a Dronero

Monumento dell'Alpino a Dronero

Monumento dell'Alpino a Dronero

Il Battaglione Dronero venne costituito ai primi del 1900 (prima, dal 1886/87, esisteva la Compagnia "Dronero"); disperso in Russia nel 1943, non venne più ricostituito.

Nel 1954, in Piazza Allemandi, venne inaugurato il Monumento all'Alpino che non è più tornato.

Così si legge nel Bollettino Parrocchiale di Ottobre-Novembre di quell'anno, nel discorso dell'Arciprete Raviolo:
"Benedica Iddio il monumento all'Alpino che non è tornato perchè ricordi alle generazioni venture il sacrificio dei nostri figliuoli e un'età di eroismi e di lacrime. Benedica Dio i nostri Alpini e tutti i nostri figliuoli che sono partiti e non sono tornati, ovunque e comunque essi si trovino. Se dormono il sonno della morte dia loro il premio eterno che tanto hanno meritato, se ancora gemono in terra straniera sospirando il loro tetto materno dia loro tutto quell'aiuto e quel conforto che Egli solo può dare e schiuda loro quelle strade che egli Padre, nella sua Provvidenza, ha loro riserbato. Benedica Dio le madri e le spose angosciate dalla lunga attesa e dall'incresciosa incertezza, benedica i figlioli che non han più visto e alcuni non hanno conosciuto il loro Padre. Li consoli Iddio con la certezza che l'Alpino che non è tornato è un Alpino che vive e che attende: le madri lo rivedranno, le spose lo riabbraccieranno e i figli finalmente conosceranno il loro Padre.
Benedica dio anche la terra che ultima han calpestato, quella terra che si mostrò così poco sensibile al gemito dei nostri figliuoli, e così restia a concedere alle madri l'ultimo conforto di un fiore, di un nome e di una data, la ridesti a quei sentimenti di umanità e di gentilezza che sono il fiore dei sentimenti umani, la ridesti a quella fede in dio, che ogni nobile sentimento di ogni umanità è fonte e vindice. Benedica Dio gli Alpini e quanti altri alle loro case sono tornati. Particolarmente, lo dico come Arciprete di Dronero, benedica quegli Alpini e quanti oggi sono tornati qui cercando la bella Dronero dei loro vent'anni, sperando di rivivere per un giorno la spensieratezza della loro gioventù.
Tante volte abbiamo sentito gli Alpini cantare:

Sul Ponte di Bassano
noi ci darem la mano
Oggi canteranno:
Sul Ponte di Dronero
noi ci darem la mano.

[...]".

Seguirono i discorsi del Presidente Provinciale dell'A.N.A. e rappresentante il consiglio Nazionale, l'Avv. Dino Andreis; il Generale Foldella, già capitano del Battaglione Dronero e padre di un alpino caduto; il Sindaco di Dronero Comm. G.B. Conte; dal balcone del Municipio parlerà poi ai droneresi l'On. Pella, Alpino nella festa degli Alpini.

 

Piazza Allemandi di Dronero.
Monumento dei Caduti e dei Dispersi
nella seconda guerra mondiale

Lapide dei Caduti e dei Dispersi a Dronero

Il 4 novembre 1959, celebrazione della Vittoria e delle Forze Armate, sull'ala esterna del Teatro verso Piazza Allemandi, venne inaugurata e benedetta la lapide commemorativa dei Caduti e dei Dispersi nella seconda guerra mondiale.
Essa recita così: "DRONERO - a ricordo dei suoi Figli - Caduti e Dispersi - nella seconda Guerra Mondiale (1940-45) - auspicando che il Loro sacrificio - frutti alla Patria - pace e sereno avvenire";
seguono i nomi di ufficiali (29), soldati (86), partigiani (14) e caduti civili (47), per un totale di 176 vittime.
Queste furono le parole dell'Arciprete prima della benedizione, così come riportato nel
Bollettino Parrocchiale dell'Ottobre 1959:
"Benediciamo una lapide su cui sono incisi molti nomi.
Oggi furono scolpiti nel marmo. sempre furono e saranno scolpiti a caratteri di sangue nel cuore delle madri, delle spose, dei figli, dei congiunti.
Sempre furono e saranno scritti indelebilmente nel cuore di noi, che li conoscemmo, perchè gli eventi che li travolsero furono tanta parte della nostra vita.
Benedicendo, noi intendiamo onorare la loro memoria, suffragare la loro anima e confortare i loro congiunti.
Questa lapide elenca molti nomi in ordine alfabetico.
A chi la sa leggere invece in ordine cronologico, cioè nella successione del tempo, delle idee e degli eventi, raggruppando i nomi delle persone secondo i vari momenti, questa lapide, nella sua brevità laconica, riassume la vita di Dronero, negli anni del tormento, vita che è il riflesso degli avvenimenti nazionali. Ci ricorda l'Africa, la Grecia e l'Albania, le steppe gelate e mute della Russia, i campi della morte in Germania.
Ci richiama i canti trionfali dell'Impero, le crudeltà dei tedeschi, l'orrore dei bombardamenti, l'ansia e i sacrifici della liberazione. Benedicendola preghiamo Dio perchè le nuove generazioni sappiano leggerla e intenderne l'insegnamento, e vedendo quali orrori portino la guerra e la discordia, cerchino sempre l'unione e la pace. [...].".

Il monumento dell'alpino

L'Alpino non tornato

Sul Bollettino Parrocchiale di Dronero del marzo 1963 (XX° Anniversario dal sacrificio sul Fronte Russo), don Giovanni Raviolo stilò un "Elenco dei Caduti figli di Dronero, caduti per l'Italia, e i cui corpi mortali sono andati dispersi".
S
u un totale di 113 nominativi, 90 sono del Fronte Russo recanti la data 31 gennaio 1943; gli altri sono distribuiti fra Africa Orientale (5), Tunisia (1), Albania (3), Grecia (1), Germania (8), marina (1) e ancora Russia (3).

Nell'omelia, queste furono le parole commosse dell'Arciprete:
"La Messa che stiamo celebrando è il ricordo dei nostri figliuoli, che, partiti per la Russia nella bella stagione del 1942, dal gennaio 1943 non diedero più notizia di sè, in gran maggioranza non sono tornati e di quasi tutti non si seppe mai lor sepoltura.
Gran parte erano Alpini del Battaglione Dronero; quel Battaglione nostro, che andò in Russia e non tornò: quel nostro Battaglione Dronero, cui Dronero era affezionata per lunga consuetudine di vita; di cui Dronero era altera, perchè portava il suo nome; di cui Dronero patisce la mancanza, perchè non fu ricostruito. 

Del Battaglione Dronero è doveroso ricordare qui il Ten. Cappellano Prof. D. Stefano Oberto, medaglia d'oro, per l'assistenza che fece ai nostri figliuoli.
Egli non era obbligato di andare in Russia.
Chiese di andarvi per assistere i nostri figliuoli che ne avevano particolare bisogno.
Andò e restò là con loro.

Con gli Alpini rimasti in Russia la Parrocchia, come una madre che non dimentica alcuno dei suoi figliuoli, ricorda anche tutti i nostri figliuoli caduti sui vari fronti.
Questa funzione davanti agli uomini è un ricordo di onore e una testimonianza di affetto.
Davanti a Dio è una preghiera.
Dio solo può restituire la vita terrena perduta con una vita ben più alta.
Dio solo può glorificare convenientemente l'eroismo dell'ubbidienza e premiare il sacrificio di una fiorente gioventù, ed egli lo fa dando loro la Sua vita, la Sua Gloria, la Sua Gioia.
Deus tuorum militum sors et corona et praemium.
Noi, che li abbiamo conosciuti ed amati e mai li abbiamo dimenticati, confidiamo che da tanto tempo abbiano raggiunto il premio di Dio.

Stamattina [domenica 17 febbraio 1963, messa delle ore 9, quella frequentata dagli Alpini e volgarmente detta "La Messa del Soldato"], con questa funzione, in questa Chiesa del loro Battesimo e della loro prima Comunione, della loro gioventù, del loro canto, e, per alcuni, anche del loro matrimonio e del battesimo dei loro bambini, rinnovando a Dio la nostra preghiera per loro, chiediamo a Dio che le mamme e i padri, che le spose e i figli, e noi che li abbiamo conosciuti e amati, possiamo un giorno ritrovarci con loro in quella vita eterna che che essi hanno creduto e sperato, e in cui noi crediamo e speriamo".

Battaglione Alpini Dronero Dal 1° ottobre 1989 al Battaglione Dronero è intitolata la piazza delle Scuole Medie "Giovanni Giolitti", della Materna e dell'Asilo Nido, sull'area dell'ex-caserma "Aldo Beltricco".

Alla Piazza Battaglione Alpini "Dronero" si accede, da Piazza XX Settembre, mediante la via intitolata in medesima data ai Decorati al Valor Militare.



Caserma degli Alpini "Aldo Beltricco": costruita nella seconda metà dell'Ottocento, sul lato ovest della "Piazza delle Bestie" (oggi Piazza XX Settembre), venne bombardata durante i nove bombardamenti aerei che si susseguirono a Dronero dal 12 febbraio al 6 marzo 1945. 
Venne definitivamente demolita nella primavera del 1988.
Fra le due guerre mondiali, gli acquartieramenti militari a Dronero erano in grado di ospitare 1700 uomini, 270 quadrupedi, 8 locali per uffici, 8 locali per magazzini, 70 alloggi per ufficiali. 

Negli anni 1939-1940 all'uscita di Dronero vennero costruite le "Casermette" (oggi sede dell'Istituto Alberghiero, dell'Espaci Occitan e del Corpo Forestale): qui vennero stanziati i magazzini del IV Sottosettore GaF (Guardia alla Frontiera) con reparti misti di Genio e Mitraglieri. Dal 1946 qui vennero trasferiti gli alpini della Caserma Beltricco, con soppressione ufficiale nel 1989 ed evacuazione definitiva dei militari nel 1991. 

Aldo Beltricco: dronerese, capitano nel Battaglione "Aosta" durante la prima guerra mondiale, caduto sul Pasubio il 10 settembre 1916, medaglia d'oro al valor militare. La caserma della Piazza Vittorio Emanuele III (oggi Piazza XX Settembre), gli fu dedicata il 16 giugno 1929.

Chi era Aldo Beltricco

Bibliografia:
"Una Comunità e il suo Pastore: don Giovanni Raviolo, Arciprete di Dronero dal 1935 al 1980", don Pietro Conte-don Oreste Franco; Parrocchia Maggiore "SS. Andrea e Ponzio", Dronero, 1995.

"Dronero, un borgo rivisitato. Documenti e immagini", Centro Studi Cultura e Territorio, con il coordinamento di Milli Chegai; Edizioni L'Arciere, Dronero, 1989.

"Dronero 1900-1945. Studi in onore di Pietro Allemandi", Michele Calandri-Mario Cordero; Edizioni L'Arciere, Dronero, 1990.

Fotografie: Enrico Collo

 
 
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