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valanga1937 \ Sacrificio dei forti


Il sacrificio dei forti
di M. Olivero
La Sentinella d'Italia, 6-7 febbraio 1937

esercitazione alpini
Esercitazioni invernali in Valle Maira alla fine degli anni '30.
(Foto repertorio Armando Farinacci)

Ancora una volta la montagna ha voluto per sé, con un egoismo terribile, il sacrificio della giovinezza. E lo ha voluto in una misura crudele. Questi ragazzi e il loro ufficiale hanno donato la vita nell'adempimento di un dovere che può essere compreso, nella pienezza del suo significato, soltanto da chi lo ha compiuto. Una tristezza incolmabile serra il nostro cuore di cittadini e di soldati.

Per sempre rimarrà nei nostri occhi la visione di questa teoria di salme in grigioverde, allineate, ufficiale in testa come nella marcia audace, nella chiesuola del Preit, che spalanca la porta sullo scenario bianco che non ha confine, oltre le piccole case mute della borgata. Fuori, nell'angusta piazzetta, sono schierate in quadrato le tre Compagnie del Battaglione "Dronero". La "17" e la "19" al completo. La "18" così duramente mutilata.

La neve continua a venir giù implacabile.
Irrigiditi sull'attenti gli alpini ascoltano le parole di S.E. il generale Bastico, comandante del Corpo d'Armata, e di S.E. Orazi, Prefetto della Provincia, i quali han voluto per primi raggiungere l'alto borgo sepolto nella neve, per portare il saluto e l'espressione di cordoglio del Governo Fascista e dell'Esercito.
Baionette inastate al grido di "Savoia!", che si ripercuote nella valle come un urlo di fierezza. Parole d'affetto e di incitamento a perseverare sulla via del dovere. Cuore a cuore con gli alpini. Onore ai prodi che son caduti! Con un proponimento solo: essere forti e degni del loro sacrificio.

La fatalità ha voluto infierire duramente proprio laddove cento e cento volte le Compagnie alpine erano sfilate nelle loro escursioni e nelle esercitazioni d'ogni stagione.
Quella via che tutti, valligiani compresi, consideravano sicura per raggiungere i ricoveri della Gardetta e che il comandante di Compagnia tre volte aveva percorso in esplorazione, doveva riserbare agli uomini della 18a la più dura delle sorti.
Imprevedibile destino. Destino dei forti.
Il '91 è stretto nelle mani. Ma lo sguardo corre al portale del tempio di Dio, spalancato nella visione dei camerati irrigiditi pur essi in un "attenti" eterno. E gli occhi lucenti dalla commozione repressa par che vogliano, scrutando, forzare le palpebre di quelli che la neve ha chiuso per sempre.
Quando il "rompete le righe" solca il silenzio, che ha seguito la parola dei capi, sembra che nessuno debba muoversi. È così piccola la piazza e i compagni caduti son così vicini! Perché lasciarli ora, proprio ora che il loro corpo è stato sottratto alla neve?
E gli alpini, muti, restano lì, quasi ad accostarsi spiritualmente ai loro superiori, al comandante della IVa Divisione Alpina, al comandante del "Döi", al comandante del "Dronero", agli ufficiali tutti, che han condiviso per ore ed ore, di giorno e di notte, nell'inclemenza accanita del tempo, la loro fatica per la febbrile opera di ricerche.

Questo è l'animo degli alpini, pur così duramente e brutalmente colpiti. Vicini ai loro ufficiali, attenti, scrutatori di pensieri e di sentimenti, pronti ora, come sempre, più che mai ad eseguire un ordine, a prevenire un desiderio, essi non attendono altro che una parola per riprendere il via, per ricominciare la loro fatica.
Nel ricordo di quelli che non verranno più cantando su per la mulattiera. Che non motteggeranno più le giovani reclute. Che non protesteranno più sotto la tenda perché il compagno s'è presa quasi tutta la paglia.

Ora le salme composte attendono l'ultimo solenne rito.
Tutto il popolo le accompagnerà alla méta comune delle creature umane. Ma questo stesso popolo di cui Voi siete un idolo simbolico, Vi eleverà, fedeli soldati della montagna, al giusto piano degli eroi.
Avete fatto dono della vostra vita quassù, su questo baluardo impervio che avevate giurato di difendere contro tutto e contro tutti! Sulla roccia nuda, ogni estate, scomparsa la neve, risplenderanno i vostri nomi a indicare la via del dovere a quelli che ogni anno, fedeli al vostro stesso giuramento, alpini come Voi, alpini d'Italia, rifaranno l'itinerario per conoscere la montagna, per prepararsi a difenderla.
E sosteranno nel luogo ove siete caduti, ma non per fermarsi all'incerto destino. Soltanto per aver modo di ricordarVi e di lasciare i fiori raccolti sul duro cammino non per ornare il cappello, lì, intorno alla nappina rossa, ma perché Voi ne sentiate il profumo in eterno.

Almeno la memoria
gli altri scritti dell'opera

 

 
 
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